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La Regina delle Dolomiti tra ghiacciaio e leggenda

La regina della Val di Fassa, la Marmolada.

Con i suoi oltre 3.000 metri, la Marmolada è la cima più elevata non soltanto della Val di Fassa, ma di tutte le Dolomiti. Non per niente è anche chiamata “la Regina” che, con la sua Punta Penia, raggiunge la quota massima di 3.343 metri sul livello del mare, dominando maestosa l’intero panorama dolomitico e imponendosi come punto di riferimento visibile da decine di chilometri di distanza.

Geografia di una regina

La Marmolada è delimitata a oriente dalla Val Pettorina e a occidente dalla Val di Fassa, e racchiude al suo interno importanti valli del calibro di Val Contrin, Val di Grepa e Val San Nicolò. Questo massiccio rappresenta un mondo a sé, un regno montuoso che si estende per oltre 2.200 ettari e che costituisce il Sistema 2 delle Dolomiti UNESCO. La posizione strategica della Marmolada la rende visibile da una vastissima area delle Alpi orientali: nelle giornate limpide, il suo profilo inconfondibile può essere ammirato dalla pianura veneta, dalle vette dell’Alto Adige, dalle montagne del Friuli e persino dai rilievi dell’Austria meridionale.

Una montagna di marmo sotto il cielo

A differenza delle Dolomiti vere e proprie, la Marmolada non è costituita dalla roccia dolomia ma, in gran parte, da calcari grigi compatti provenienti dalle antiche scogliere coralline, al cui interno è possibile rintracciare inserti del materiale vulcanico risalente al periodo Triassico, quando la zona era ricoperta da un vasto mare tropicale. L’origine del nome di questo massiccio montuoso è affascinante e dibattuta: potrebbe derivare dal latino “marmor” (marmo), riferendosi al colore chiaro delle rocce calcaree che brillano al sole, oppure da una radice indoeuropea che, con il termine greco “marmar”, indica il significato di “risplendere”. Entrambe le etimologie rendono perfettamente l’idea di questa montagna che brilla come un faro di pietra bianca nel cuore delle Dolomiti.

Il ghiacciaio dei record

Uno dei punti di interesse di maggior rilievo è rappresentato dal Ghiacciaio della Marmolada, il più grande di tutta la catena dolomitica. Questo gigante di ghiaccio si estende sul versante settentrionale della montagna e, nonostante il drastico ritiro degli ultimi decenni, rimane ancora il più importante apparato glaciale delle Dolomiti. Il ghiacciaio della Marmolada è il più esteso delle Dolomiti orientali, con una superficie che nel 2013 misurava 190 ettari, più che dimezzata rispetto ai 450 ettari del 1910. Dal ghiacciaio nasce il torrente Avisio, che attraversa la Val di Fassa, la Val di Fiemme e la Val di Cembra prima di confluire nell’Adige dopo circa 90 chilometri.

Caratteristiche del ghiacciaio:

– Altitudine: dai 2.650 ai 3.343 metri
– Spessore medio: circa 26 metri
– Spessore massimo: 55 metri
– Alimentazione: prevalentemente diretta dalla neve
– Particolarità: Sci estivo fino al 2006

La città di ghiaccio della Grande Guerra

Negli anni della Prima Guerra Mondiale la Marmolada costituiva la linea del fronte tra Italia e Austria e fu luogo di numerosi e sanguinosi scontri. La linea del fronte passava proprio attraverso il ghiacciaio, creando una delle situazioni belliche più surreali della storia moderna. All’interno del ghiacciaio vennero scavate numerose gallerie da parte degli austriaci, che formavano la cosiddetta “Eisstadt” (Città di Ghiaccio), ora scomparsa a causa dei movimenti del ghiacciaio stesso. Questo incredibile complesso sotterraneo era dotato di elettricità, telegrafo, riscaldamento e poteva ospitare centinaia di soldati, rappresentando un vero miracolo dell’ingegneria militare alpina.

La Città di Ghiaccio comprendeva:

– Oltre 10 chilometri di gallerie
– Dormitori riscaldati per centinaia di soldati
– Depositi di munizioni e viveri
– Sistema di comunicazioni telegrafiche
– Cucine e infermerie

Il continuo movimento del ghiacciaio e la sua riduzione hanno cancellato ogni traccia di questo straordinario esempio di adattamento umano alle condizioni estreme, ma il Museo della Grande Guerra a 3.000 metri di quota, il più alto d’Europa, conserva la memoria di queste vicende.

Le vette della corona regale

Il massiccio della Marmolada non è costituito da una singola vetta ma da una corona di cime che formano un semicerchio maestoso:

Punta Penia (3.343 m) – La vetta principale e più alta delle Dolomiti, meta ambita di alpinisti da tutto il mondo.
Punta Rocca (3.309 m) – Facilmente raggiungibile con gli impianti di risalita, ospita la stazione panoramica più alta delle Dolomiti.
Cime d’Ombretta – Un gruppo di vette che superano i 3.000 metri sul versante meridionale.
Sasso Vernale (3.058 m) – Conosciuto come Vernel o Gran Vernel, è ben visibile da Canazei dove rappresenta un vero e proprio simbolo. Questa imponente guglia calcarea si staglia sull’orizzonte di Canazei, diventando il punto di riferimento visivo più importante del capoluogo.
Cima Uomo (3.010 m), la vetta più alta della zona meridionale del gruppo della Marmolada
Sasso di Valfredda (2.998 m) – Ultima grande elevazione del massiccio verso est.

Prima ascensione e storia alpinistica

La prima ascensione alla vetta della Marmolada fu compiuta il 28 settembre 1864 dal pioniere dell’alpinismo dolomitico Paul Grohmann con le guide Fulgenzio Dimai e Angelo Dimai, lungo il versante nord attraverso il ghiacciaio. Lo stesso Grohmann aveva tentato l’impresa due anni prima, riuscendo a raggiungere “solamente” i 3.309 metri di Punta Rocca.

Tappe alpinistiche fondamentali:

– 1862: Prima ascensione di Punta Rocca (Grohmann)
– 1864: Prima ascensione di Punta Penia (Grohmann, Dimai)
– 1901: Prima salita della Parete d’Argento (versante sud)
– Anni ’20-’30: Sviluppo delle grandi vie alpinistiche moderne

La Parete d’Argento (versante sud) rappresenta una delle sfide alpinistiche più prestigiose delle Dolomiti, con quasi 1.000 metri di sviluppo verticale e oltre 100 vie di arrampicata aperte nel corso del tempo.

Le montagne del gruppo della Marmolada – Un regno esteso

Il gruppo della Marmolada è molto più della sola vetta principale: è un vasto regno montuoso che abbraccia diversi sottogruppi e vallate, creando un sistema complesso e articolato che tocca direttamente la vita quotidiana della Val di Fassa.

Le valli del regno

Val Contrin – Una delle vallate più selvagge e incontaminate del gruppo, che si addentra fino alla base della parete sud della Marmolada. Questo corridoio naturale offre uno degli accessi più spettacolari alla Regina, attraversando ambienti alpini di rara bellezza.
Val di Grepa – Valle laterale che custodisce angoli nascosti e panorami segreti del massiccio.
Val San Nicolò – Una delle perle della Val di Fassa. Qui si trova anche il Laguséel, un piccolo laghetto alpino raggiungibile solo a piedi, che offre riflessioni perfette delle vette circostanti.
Val d’Ombretta – Sul versante veneto, questa valle custodisce alcuni dei percorsi alpinistici più impegnativi della parete sud.

I Monzoni – Le montagne vulcaniche

Nella parte meridionale del gruppo si elevano i Monzoni, un gruppo montuoso di origine vulcanica che fa parte del sistema della Marmolada pur avendo caratteristiche geologiche completamente diverse. Queste montagne, famose per i loro minerali e le rocce vulcaniche, offrono escursioni affascinanti attraverso paesaggi unici nelle Dolomiti.

Il Passo San Pellegrino e Cima Uomo

All’estremità meridionale del gruppo si trova il Passo San Pellegrino (1.918 m), valico storico che dal Medioevo collegava il nord con Venezia. Qui domina la Cima Uomo (3.010 m), la vetta più alta della zona meridionale del gruppo della Marmolada. La Cima dell’Uomo rappresenta una delle ascensioni più gratificanti del gruppo, con una via normale accessibile a escursionisti esperti che richiede solo 1.100 metri di dislivello e circa tre ore di salita. Dal Passo San Pellegrino, questo gigante offre panorami eccezionali su tutto il sistema dolomitico.

Le montagne di casa: Cima Undici, Cima Dodici e Cima Vallaccia

Meno importanti rispetto al resto del gruppo della Marmolada, ma in contatto visivo con tutti gli abitanti e turisti della valle perché si trovano proprio ai piedi di Pozza di Fassa e Vigo di Fassa, Soraga e Moena, si ergono le cime che accompagnano quotidianamente la vita dei fassani:

Cima Undici e Cima Dodici – Queste vette, i cui nomi derivano dalle ore in cui il sole le illumina, sono parte integrante del paesaggio quotidiano di Pozza di Fassa. Rappresentano le montagne di casa per eccellenza, sempre presenti nello sguardo di chi vive in valle.
Cima Vallaccia – Completa il trittico delle montagne che abbracciano Pozza di Fassa, creando un anfiteatro naturale che protegge e caratterizza questa parte del fondovalle.

L’impresa di Tone Valeruz sul Gran Vernel

Il Gran Vernel è famoso anche per essere stato teatro delle leggendarie discese con gli sci di Tone Valeruz, lo sciatore estremo nativo di Alba di Canazei. Valeruz è stato il primo a scendere con gli sci dalla cima del Gran Vernel, un’impresa estremamente ardua vista la sua estrema pendenza e difficoltà.
La prima discesa risale al 23 marzo 1973, quando Valeruz aveva solo 22 anni. Nel corso della sua carriera, ha compiuto ben 34 discese dalla parete nord del Gran Vernel, con pendenze fino al 60%, diventando una leggenda dello sci estremo mondiale. La sua ultima discesa, nel 2013 all’età di 62 anni, ha rappresentato la celebrazione di 40 anni di sci estremo su quella che lui stesso definisce “una delle discese più difficili che ci sia.”

La questione dei confini

Una disputa decennale tra Trentino e Veneto ha caratterizzato la storia recente della Marmolada per l’appartenenza territoriale della cima. Dopo lunghe controversie, nel 2018 l’Agenzia del territorio di Roma ha stabilito definitivamente che Punta Rocca appartiene al Veneto, mentre Punta Penia appartiene al Trentino, ripristinando il confine storico risalente al 1911.

Il lago di Fedaia – Lo specchio della Regina

Tantissime sono le escursioni che vedono come protagonista il Gruppo della Marmolada. Uno degli itinerari più affascinanti, per escursionisti con una certa preparazione, è indubbiamente quello del Lago di Fedaia, un lago artificiale creato grazie alla diga costruita nel dopoguerra, che raccoglie le acque del ghiacciaio e fornisce energia elettrica nel versante veneto.
Il lago, situato a 2.057 metri di quota, offre uno specchio d’acqua perfetto che riflette la maestosa parete sud della Marmolada, creando uno dei panorami più fotografati e romantici delle Dolomiti. Il contrasto tra l’acqua turchese del lago e le pareti chiare della montagna crea un quadro naturale di rara bellezza.

Escursioni per ogni livello

Per alpinisti esperti: Le escursioni più spettacolari, ma molto impegnative, sono quelle che dalla diga portano verso Punta Penia attraverso il ghiacciaio. Vista la pericolosità della traversata del ghiacciaio a causa dei crepacci, è fortemente consigliabile affrontare l’escursione con le guide alpine del luogo e in cordata.

Per escursionisti di media preparazione:

– Giro del Ciampac: Comincia dalla stazione a monte della funivia del Ciampac ad Alba di Canazei
– Val Contrin: Stupenda valle che porta fino alla base della parete sud della Marmolada
– Val San Nicolò e il Laguséel: Percorsi immersi nella natura incontaminata

Per famiglie:

– Zona del Passo San Pellegrino: Facili passeggiate panoramiche
– Area del Fuciade: Sentieri adatti a tutti con vista sulla Marmolada

Il Rifugio di Punta Penia – L’estrema avanguardia

Il Rifugio Capanna Punta Penia, situato sulla vetta più alta delle Dolomiti a 3.343 metri, rappresenta il rifugio più alto ed estremo da raggiungere, accessibile solo per scalatori esperti. Costruito alla fine degli anni ’40 e situato sul tragitto dell’Alta Via n. 2, questo rifugio offre un’esperienza alpinistica unica ma riservata esclusivamente a chi possiede le competenze tecniche necessarie per affrontare l’ascensione alla Regina delle Dolomiti.

Le ferrate storiche

Altre escursioni di particolare rilievo sono rappresentate dalle ferrate delle trincee, affrontabili esclusivamente da escursionisti esperti dotati di attrezzatura. Tra queste spicca la Ferrata Bepi Zac del Passo San Pellegrino, che ripercorre le linee del fronte della Grande Guerra offrendo un’esperienza storica e alpinistica unica.

Principali ferrate:

– Ferrata delle Trincee: Percorso storico sui camminamenti della Prima Guerra
– Ferrata Bepi Zac: Dal Passo San Pellegrino, difficoltà media
– Ferrata dell’Eterna: Sulla parete sud, per esperti

Sci sulla Regina

Durante l’inverno, la Marmolada offre una delle esperienze sciistiche più spettacolari delle Dolomiti. La pista “Bellunese” di 12 chilometri, che scende da Punta Rocca (3.265 m) fino a Malga Ciapela, è una delle piste più lunghe e panoramiche di tutto l’arco alpino.

Ski Area Marmolada:

– Pista Bellunese: 12 km, 1.800 m di dislivello
– Altitudine: Da 3.265 a 1.450 metri
– Panorama: Vista su tutte le Dolomiti durante la discesa
– Stagione: Dicembre-aprile (neve garantita dall’alta quota)

La pericolosità del ghiacciaio

La pericolosità del ghiacciaio della Marmolada è tristemente segnata da numerose valanghe che hanno caratterizzato la sua storia recente:

La valanga del lockdown COVID (2020)

Il 15 dicembre 2020, durante il periodo delle restrizioni COVID, una valanga di enormi dimensioni (fronte di 600 metri) si staccò da Punta Penia, travolgendo e distruggendo completamente il Rifugio Pian dei Fiacconi a 2.626 metri di quota. Non ci furono vittime proprio perché il rifugio era chiuso per le restrizioni COVID, ma l’evento dimostrò la potenza devastante della natura. Il gestore Guido Trevisan, che per 20 anni aveva gestito la struttura, vide scomparire “20 anni di vita” in un istante.

La tragedia del 3 luglio 2022

La più grave tragedia recente si è verificata il 3 luglio 2022 alle ore 13:43, quando una valanga di ghiaccio e roccia travolse escursionisti che stavano attraversando il ghiacciaio lungo la via normale per Punta Penia. Il crollo di un seracco di 63.300 metri cubi provocò 11 vittime e 8 feriti, rappresentando la più grave tragedia montana italiana degli ultimi anni.
Le cause: Temperature record di 10°C sulla vetta (la più alta mai registrata), che causarono lo scioglimento del ghiaccio e la formazione di acqua che penetrò in profondità nel ghiacciaio, indebolendolo. La massa di ghiaccio precipitò a 300 km/h per oltre 2 chilometri.
L’inchiesta: Dopo un’indagine approfondita, la Procura di Trento ha stabilito che l’evento era “non prevedibile” e ha archiviato l’inchiesta nel gennaio 2023.

Un patrimonio UNESCO da preservare

La Marmolada fa parte del Sistema 2 delle Dolomiti UNESCO, riconosciuta Patrimonio dell’Umanità per la sua eccezionale bellezza paesaggistica e importanza geologica. Il massiccio rappresenta un laboratorio naturale per lo studio del cambiamento climatico, in particolare per l’osservazione del ritiro glaciale.

Valore scientifico:

– Studio del clima attraverso le carote di ghiaccio
– Osservatorio del cambiamento climatico
– Laboratorio di geologia alpina
– Conservazione della memoria storica della Grande Guerra

La Regina immortale

La Marmolada non è solo la vetta più alta delle Dolomiti: è un simbolo, un’icona, una presenza magnetica che attira lo sguardo e l’anima di chiunque si avvicini a questo regno di pietra e ghiaccio. Con la sua corona di vette che si eleva sopra le 3.000 metri, con il suo ghiacciaio millenario che riflette i colori del cielo, con le sue pareti che raccontano storie di coraggio e di guerra, la Marmolada regna sovrana sulle Dolomiti.

Per chi visita la Val di Fassa, la Marmolada rappresenta un appuntamento imperdibile, un’esperienza che marca profondamente la memoria e il cuore. Che la si ammiri dal lago di Fedaia al tramonto, che la si sali con gli sci lungo la Bellunese, che la si scalpi sulle sue pareti leggendarie, o che semplicemente la si contempli dai prati di Canazei, la Regina delle Dolomiti sa sempre come conquistare e affascinare.

Nel panorama delle “montagne più belle del mondo”, la Marmolada occupa un trono speciale: quello di una sovrana che unisce in sé la maestosità della natura, la drammaticità della storia e la bellezza immortale della pietra che tocca il cielo.

Escursioni nel Gruppo della Marmoada

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    Premetto che il giro del Sasso Vernale e’ molto lungo e faticoso per via del notevole dislivello. Parcheggiata l’auto ad Alba nella piazzola dove parte la funivia Ciampac (1486 mt) mi incammino (sentiero n° 602) e dopo un tratto molto ripido raggiungo la pianeggiante Valle del Contrin e in 2 h circa il rifugio Contrin

  • Alta via Bepi Zac

    Arrivati al Passo San Pellegrino (m. 1919) e lasciati la macchina nel parcheggio sulla statale, con un comodo sentiero si passa sotto la seggiovia Paradiso, arrivando al passo delle Selle e all’omonimo rifugio (m. 2528). Da qui parte l’escursione sulla via ferrata Bepi Zac, che si svolge verso nord-est mirando alle roccette più alte del